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Circe, creatrice di fenici

Toby Leon

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Artista

Informazioni su Toby Leon

Ogni giorno immaginiamo la storia e le diamo esistenza, plasmando il mondo intorno a noi mentre procediamo. E io ricreo storie con ogni opera, attingendo a un assortimento eterogeneo di racconti fantastici e veri. Un intreccio di miti, segni e simboli. Ognuno pronto per le mie creazioni kitsch, che un giorno potrebbero tutte diventare leggende…

Ogni opera che creo è vera. Nasce dalla verità e vi affonda le radici. Ma non è mai reale. La realtà è una finzione a cui tutti aderiamo, e questo non la rende meno vera. È proprio così che funziona la verità. O il passato. Si muove in entrambe le direzioni. In innumerevoli direzioni, in realtà. Non sta mai ferma e non fa mai ciò che le viene detto. Viene continuamente messa in discussione, sezionata, reinterpretata e capovolta. Riletta in chiave queer e invertita. Confezionata e messa in scena. Raccontata, raccontata di nuovo, adattata e poi venduta. Si evolve, come tutto il resto. Per questo mi piace pensare che la mia arte esista al di fuori del tempo. Protesa verso l’infinito, non verso la realtà. Un caleidoscopio di verità mescolate, surreali soltanto quanto scegliamo di renderle…

Opera

Informazioni su questa edizione

Nelle profondità di una cattedrale abbandonata riscopro Circe, l’enigmatica maga, liberata dagli antichi miti e rinata come icona edonistica della moda. Qui, in un paesaggio ardente di fiori selvatici, Circe, creatrice di fenici, abbraccia il suo nuovo potere necromantico, accendendo lo spirito umano e trasformandolo in maestose creature alate, legate alla sua volontà in una danza seducente tra tenebre e luce.

In questo paesaggio infuocato fa risorgere gli spiriti dalle ceneri. Ognuno è vincolato alla sua volontà in una danza di luce e oscurità. È una danza di vita e morte, creazione e distruzione. L’uomo sospeso nella trasformazione, sul punto di diventare una fenice, è una metafora di questo ciclo incessante. Un simbolo della capacità umana di reinventarsi e redimersi.

La cattedrale contrasta nettamente con le radici pagane di Circe. Fonde sacro e profano con ironia, perché tanta parte della nostra storia monoteistica si fonda sulla mitologia pagana. E così, in questa cattedrale, tra decadenza e divino, la metamorfosi di Circe può diventare la nostra.

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Presentazione della serie

In questa serie, gli stereotipi con cui le donne sono state etichettate nel corso della storia diventano la loro forza più grande. Ispirandomi ai figurini di moda della Gazette du Bon Ton degli anni Venti, intreccio antichi cliché sulle streghe alle enigmatiche narrazioni di sei dee e ninfe greche: Teia, Cassandra, Eco, Rea, Circe e Afrodite.

Intrecciando motivi riduttivi alla prima generazione di donne «liberate» della Gazette du Bon Ton, gioco con le fondamenta della libertà e della sottomissione. La Gazette, accessibile soltanto ai ricchi, rappresentava una forma di emancipazione seducente ma fuori dalla portata della maggior parte delle donne. Eppure, persino quelle che potevano permettersela venivano denigrate se osavano esprimersi con troppa audacia. Si scontravano con un soffitto di cristallo fatto di giudizio, o persino disprezzo, se uscivano dai confini del comportamento da signora. Un’arma ironica, visto quanto si siano dimostrati sconfinati negli anni i vincoli imposti a quel comportamento. Continuamente adattati da uomini e donne che temono gli spiriti indipendenti più di ogni altra cosa.

Il gioco alla moda tra stregoneria, possessione demoniaca e sessualità femminile in questa serie invita a riappropriarsi di tutti gli stereotipi sessisti... ancora una volta, perché sono ancora qui, incorporati nei manufatti culturali e intessuti come filigrana nel controllo sociale. Per questo il punto di partenza della serie è stato il trascendimento. Ogni dea e ninfa supera i confini dell’eroismo e della malvagità, perché le divinità non possono essere rinchiuse. Intanto i volti implacabili e i corpi contorti ad arte dei figurini continuano a evocare la stessa tensione tra la ricerca di autonomia e la resa al controllo delle norme sociali. E anche la natura paradossale della loro nuova emancipazione come figurini di moda. Confezionate alla perfezione, ma ancora gravate dall’aspettativa di conformarsi, seppure in versione couture. Così le loro storie si intrecciano alla natura ciclica dell’oppressione subita dalle donne sotto tutti quei logori stereotipi di strega, vergine, madre, puttana...
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