«Hanuman il tuttofare» è una giostra vorticosa di narrazioni. Uno spettacolo di acrobazie divine. Una danza cosmica dai colori sovrasaturi che fonde le mie fotografie con illustrazioni antiche, dando vita a tutto in un diluvio di colore e luce.
Dio internazionale venerato dall’India a Bali e alla Thailandia, Hanuman potrebbe persino aver vestito i panni di Sun Wukong, il Re Scimmia dell’epopea cinese «Il viaggio in Occidente», come alcuni studiosi hanno ipotizzato. Hanuman, dunque, non è soltanto una divinità. In un certo senso è una Torre di Babele a sé. Diventa uno spazio figurato in cui le persone di Denpasar e Delhi possono proiettare speranze e preghiere, trovando un terreno comune nella devozione condivisa per questo faro di speranza, fortuna e allegria. Questo fa anche di Hanuman una celebrità, sotto un altro aspetto: una figura venerata che le persone pensano di conoscere senza averla mai incontrata. Così ho scritturato Hanuman per questo spettacolo e l’ho gettato sotto i riflettori. Di nuovo. Questa volta come acrobata, artista, stella che ha trascorso millenni a prepararsi per questo debutto. Ed è tutto lì: nei suoi occhi, nelle mani che impugnano innumerevoli armi, nella sua risata travolgente mentre centra il primo bersaglio della serata.
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Presentazione della serie
La mia serie di collage digitali «Candy Babel’s Carnival for Kidults» è un luna park metaforico. Attingendo all’antica narrazione della Torre di Babele, monumento all’audacia umana frantumatosi in un intreccio di lingue e culture, trovo un legame con gli echi del circo itinerante, che riunisce gruppi diversi di persone «sotto un unico tendone». In questa Babele ricostruita, la torre diventa un palcoscenico, uno spettacolo, dove chi è considerato altro e chi è emarginato, i «fenomeni da baraccone», osa esistere nella propria umanità piena e vibrante. E la gente paga per vederli. Vi si racchiude l’essenza del gioco nella sua forma più pura: gioiosa, unificante, trasformativa.
In questo carnevale, il gioco non è ricreativo: è rivoluzionario. Il carnevale diventa un tableau vivant, dove ogni esibizione è un atto di ribellione e accettazione, uno spazio sicuro nel luogo di massima vulnerabilità: il palcoscenico. Le persone queer, diverse, non conformi possono tutte trovare una casa qui, stelle luminose in questa periferia.
Vi presento un mondo caleidoscopico che si crogiola nella propria alterità arcobaleno. Che si abbandona alla gioia della propria queerness. Attraverso quest’opera spero di avviare un dialogo sui molteplici modi in cui esprimiamo e viviamo la nostra umanità. Intendo mettere in discussione le percezioni, stimolare la riflessione e celebrare la meravigliosa complessità della nostra esistenza. Venite, unitevi al carnevale e riscoprite il mondo attraverso la lente vivace di Candy Babel’s Carnival for Kidults.