La giostra di «Ehi, bellezza» diventa simbolo dell’innocenza infantile e della gioia spensierata. La giostra ha in realtà una ricca storia che risale al Medioevo. Era uno strumento con cui i cavalieri si esercitavano nella giostra cavalleresca, simbolo di cavalleria e coraggio. Oggi rappresenta una fuga momentanea dalla realtà, una breve tregua dalle prove e dalle tribolazioni della vita.
In «Ehi, bellezza», la giostra diventa simbolo dell’innocenza infantile e della gioia spensierata. Una fuga momentanea dalla realtà. Una breve tregua dalle prove e dalle tribolazioni della vita. Qui trasporta in tondo lo scheletro di un piccolo dinosauro, richiamo alla fugacità della vita. Adornato di un fiocco blu, il dinosauro diventa un’allusione ancora più giocosa alla curiosa natura dell’esistenza: l’accostamento di vita e morte, transitorio ed eterno.
La giostra non è soltanto un’attrazione, ma un serraglio: farfalle, ghepardi, scimpanzé e lucertole rappresentano la diversità e l’interconnessione della vita. I tre adulti, vestiti con abiti favolosi per ritrovare per un istante la giovinezza, incarnano il desiderio umano di gioia, relazione e festa. E poiché nella scena non ci sono bambini, questo giro di giostra ci parla della natura mutevole dell’invecchiamento. In ogni rotazione ritroviamo lo specchio degli anni che passano. E ogni anno ci chiediamo: diventeremo ciò che speravamo? Riusciremo mai a sentirci a nostro agio con noi stessi e a trovare la felicità dentro di noi? Nei carnevali e nei luna park, tutte queste sfide personali, attuali e cruciali, trovano lo spazio per essere lasciate andare. Così, mentre l’invecchiamento viene spesso associato al declino e alla perdita, qui viene reimmaginato con grazia e amore, come un viaggio di ritorno alla scoperta e all’accettazione di sé.
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Presentazione della serie
La mia serie di collage digitali «Candy Babel’s Carnival for Kidults» è un luna park metaforico. Attingendo all’antica narrazione della Torre di Babele, monumento all’audacia umana frantumatosi in un intreccio di lingue e culture, trovo un legame con gli echi del circo itinerante, che riunisce gruppi diversi di persone «sotto un unico tendone». In questa Babele ricostruita, la torre diventa un palcoscenico, uno spettacolo, dove chi è considerato altro e chi è emarginato, i «fenomeni da baraccone», osa esistere nella propria umanità piena e vibrante. E la gente paga per vederli. Vi si racchiude l’essenza del gioco nella sua forma più pura: gioiosa, unificante, trasformativa.
In questo carnevale, il gioco non è ricreativo: è rivoluzionario. Il carnevale diventa un tableau vivant, dove ogni esibizione è un atto di ribellione e accettazione, uno spazio sicuro nel luogo di massima vulnerabilità: il palcoscenico. Le persone queer, diverse, non conformi possono tutte trovare una casa qui, stelle luminose in questa periferia.
Vi presento un mondo caleidoscopico che si crogiola nella propria alterità arcobaleno. Che si abbandona alla gioia della propria queerness. Attraverso quest’opera spero di avviare un dialogo sui molteplici modi in cui esprimiamo e viviamo la nostra umanità. Intendo mettere in discussione le percezioni, stimolare la riflessione e celebrare la meravigliosa complessità della nostra esistenza. Venite, unitevi al carnevale e riscoprite il mondo attraverso la lente vivace di Candy Babel’s Carnival for Kidults.