Rea, figlia di Gaia e Urano, era una titanide greca e madre degli dèi dell’Olimpo. Grazie alla sua astuzia aiutò i figli olimpici a rovesciare Crono e instaurare un nuovo ordine cosmico. Quest’opera riflette la sua potenza cosmica e la ferrea determinazione delle donne nel corso della storia: elevarsi al di sopra della repressione subita per dare vita a nuovi ordini del mondo. Ognuno più equo e giusto del precedente.
Rea è dunque una liberatrice, una creatrice di mondi. Incarna un desiderio incrollabile di plasmare di nuovo il mondo, come le donne impavide che lottarono per il suffragio e l’autonomia sul proprio corpo. Eppure, come le streghe delle leggende, esercita il proprio potere con grazia e sfida in egual misura. La troviamo qui, immersa nella propria gloria, a mettere in discussione la natura dell’eroismo.
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Presentazione della serie
In questa serie, gli stereotipi con cui le donne sono state etichettate nel corso della storia diventano la loro forza più grande. Ispirandomi ai figurini di moda della Gazette du Bon Ton degli anni Venti, intreccio antichi cliché sulle streghe alle enigmatiche narrazioni di sei dee e ninfe greche: Teia, Cassandra, Eco, Rea, Circe e Afrodite.
Intrecciando motivi riduttivi alla prima generazione di donne «liberate» della Gazette du Bon Ton, gioco con le fondamenta della libertà e della sottomissione. La Gazette, accessibile soltanto ai ricchi, rappresentava una forma di emancipazione seducente ma fuori dalla portata della maggior parte delle donne. Eppure, persino quelle che potevano permettersela venivano denigrate se osavano esprimersi con troppa audacia. Si scontravano con un soffitto di cristallo fatto di giudizio, o persino disprezzo, se uscivano dai confini del comportamento da signora. Un’arma ironica, visto quanto si siano dimostrati sconfinati negli anni i vincoli imposti a quel comportamento. Continuamente adattati da uomini e donne che temono gli spiriti indipendenti più di ogni altra cosa.
Il gioco alla moda tra stregoneria, possessione demoniaca e sessualità femminile in questa serie invita a riappropriarsi di tutti gli stereotipi sessisti... ancora una volta, perché sono ancora qui, incorporati nei manufatti culturali e intessuti come filigrana nel controllo sociale. Per questo il punto di partenza della serie è stato il trascendimento. Ogni dea e ninfa supera i confini dell’eroismo e della malvagità, perché le divinità non possono essere rinchiuse. Intanto i volti implacabili e i corpi contorti ad arte dei figurini continuano a evocare la stessa tensione tra la ricerca di autonomia e la resa al controllo delle norme sociali. E anche la natura paradossale della loro nuova emancipazione come figurini di moda. Confezionate alla perfezione, ma ancora gravate dall’aspettativa di conformarsi, seppure in versione couture. Così le loro storie si intrecciano alla natura ciclica dell’oppressione subita dalle donne sotto tutti quei logori stereotipi di strega, vergine, madre, puttana...
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Fonti d’ispirazione
Titani greci • Gli spazi liminali tra il tutto e il nulla • Teoria del caos • Riti di passaggio • La sagra della primavera