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Regno Unito

Tu vedi me stesso?, 2005

Tony Alcock

Scultura originale48 x 65,8 x 17 cm15 kg

Scatola luminosa a tecnica mista

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AMA ArtworksProposto da AMA Artworks
Francia
£2.260,73
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2015

Artista

Informazioni su Tony Alcock

Sono nato a Nottingham, nel Regno Unito, nel giugno del 1947. Dopo la scuola, la mia formazione artistica è iniziata con un corso propedeutico Pre-Dip a Loughborough, seguito da studi di belle arti e pittura al Leicester Polytechnic. Dopo il diploma e la realizzazione del mio “Light Organ”, per un paio d’anni ho goduto del riconoscimento come artista originale e attivo nel Regno Unito. Ho però scelto l’insegnamento, conseguendo un PGCE all’Università di Bristol, dove in seguito ho tenuto per un breve periodo lezioni di educazione artistica.

Le circostanze sono cambiate: ho lavorato come musicista, sono diventato proprietario di un negozio di strumenti musicali e infine ho lavorato in un’azienda di successo nel campo della grafica, MOGO UK. Dal 1993 ho potuto tornare alle mie ambizioni artistiche, firmandomi AMA: mi è sempre piaciuta la simmetria delle mie iniziali. Quasi tutte le opere presenti su questo sito Artlimes sono state realizzate dopo il 1993.

Scultura

Informazioni su questa scultura

Tutto è iniziato con un cherubino di cartapesta in vendita in un negozio francese di arte e decorazione: un riferimento kitsch alla coppia di personaggi secondari ai piedi della «Madonna Sistina» di Raffaello Sanzio. Una delle qualità del dipinto è il modo in cui la Madre e il Bambino sembrano guardare nell’infinito, mentre i due cherubini in basso assistono con noncuranza allo spettacolo.

Trovando inaspettatamente questo grossolano richiamo a un’immagine popolare dell’arte rinascimentale, si risvegliò in me qualcosa che riguardava la rappresentazione dello sguardo oltre la cornice. Fino ad allora gran parte del mio lavoro era legata al guardare dentro e mi vennero in mente gli specchi. Con uno specchio si guarda verso una superficie che riflette la luce e si trova un’immagine isolata che guarda fuori, restituendo lo sguardo all’osservatore. È evidente il gioco tra il sé e l’immagine del «sé». Costruiamo la necessità di uno spazio tridimensionale in cui questa esperienza possa avvenire e, sì, quel cherubino kitsch di cartapesta, tridimensionale, si sarebbe inserito perfettamente.

L’idea iniziale era semplicemente creare una scatola contenente uno specchio di vetro con il cherubino alla base. L’avrebbe circondata una cornice piuttosto grande rivestita di strisce di carta marrone con la frase «Tu vedi me stesso?» stampata sopra. L’idea sarebbe stata chiara, ma l’esperienza del guardare molto noiosa. Trasferire il testo sulle superfici degli specchi era evidentemente la strada da seguire e, naturalmente, a una domanda dovrebbe seguire una risposta. Come in un’immagine speculare, soggetto e oggetto della frase potevano essere scambiati per riflettere domanda e risposta originarie. La sequenza di quattro frasi risultante poteva essere invertita e nuovamente rovesciata prima di tornare alla proposizione iniziale:

Tu vedi me stesso? Io vedo te stesso. Tu vedi me stesso, io vedo te stesso?

Tu vedi me stesso, io vedo te stesso? Tu vedi me stesso? Io vedo te stesso.

Era inoltre opportuno ripetere l’esercizio in francese, per familiari e amici, permettendo così al soggetto di guardare attraverso una lingua per vedere dentro e attraverso un’altra. Anche l’attività di tradurre ciò che si comprende di quanto si vede diventa parte dell’esperienza dello sguardo. Tutta questa attività mentale e, per tutto il tempo, il nostro piccolo cherubino kitsch continua a fissare l’infinito.
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