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Regno Unito

Quest’opera grida palingenesi, 2013

Tony Alcock

Oggetto di design originale87,4 x 94,3 x 8 cm17 kg

Tecnica mista: tubo al neon con specchi acrilici

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Francia
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Artista

Informazioni su Tony Alcock

Sono nato a Nottingham, nel Regno Unito, nel giugno del 1947. Dopo la scuola, la mia formazione artistica è iniziata con un corso propedeutico Pre-Dip a Loughborough, seguito da studi di belle arti e pittura al Leicester Polytechnic. Dopo il diploma e la realizzazione del mio “Light Organ”, per un paio d’anni ho goduto del riconoscimento come artista originale e attivo nel Regno Unito. Ho però scelto l’insegnamento, conseguendo un PGCE all’Università di Bristol, dove in seguito ho tenuto per un breve periodo lezioni di educazione artistica.

Le circostanze sono cambiate: ho lavorato come musicista, sono diventato proprietario di un negozio di strumenti musicali e infine ho lavorato in un’azienda di successo nel campo della grafica, MOGO UK. Dal 1993 ho potuto tornare alle mie ambizioni artistiche, firmandomi AMA: mi è sempre piaciuta la simmetria delle mie iniziali. Quasi tutte le opere presenti su questo sito Artlimes sono state realizzate dopo il 1993.

Design

Informazioni su questo oggetto di design

Quest’opera grida palingenesi

Proseguendo i miei recenti lavori con tubi al neon inseriti in scatole luminose traslucide e semiriflettenti, quest’opera si basa su un tubo al neon a forma di «0» del carattere Daytona non corsivo.

La rappresentazione dello zero diviso in due da una barra verticale mi interessa da anni. Suggerisce varie idee: è contemporaneamente «uno» e «zero», contiene i simboli di «acceso» e «spento», evoca qualcosa di organico, forse una cellula che si divide, un chicco o un seme, un canale alimentare e, per chi è più prosaico, un hamburger di lato.

L’apertura illuminata nella scatola rettangolare risultante sembrava soltanto una trovata poco originale, senza aggiungere nulla alle opere precedenti dello stesso filone: aveva bisogno di un contesto. La risposta fu creare una cornice esterna e dipingere sulla tela, affrontando la sfida di equilibrare con il pigmento sia la presenza sia l’assenza della luce colorata.

Affrontata questa sfida, restava il titolo. «Palingenesi», una parola scoperta qualche anno prima, sembra esprimere magnificamente gli elementi, il processo e l’esperienza dell’opera. Deriva dal greco palin, «di nuovo», e genesis, «nascita». Realizzando questo lavoro sentivo davvero di tornare alle mie radici di studente d’arte. Per me quest’opera grida davvero «palingenesi».
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