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Berlino, Alexanderplatz, 2017

Federico Cortese

Dipinto originale35 x 25 x 0,5 cm

Olio e matita su pannello di compensato

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Federico CorteseProposto da Federico Cortese
Italia
Firmato dall’artista
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Artista

Informazioni su Federico Cortese

Sono nato nel 1971 a Torino, in Italia, dove vivo e lavoro come artista. Disegno da quando ho memoria. Le mie tecniche preferite sono la classica pittura a olio su tela e il disegno a matita.

Sono come un topo nella sua scatola. Un topolino al sicuro nel proprio rifugio, che passa il tempo a rosicchiare il cibo accumulato per l’inverno. Ma il mio cibo sono i disegni. Lavoro in casa. Il mio studio è una stanza dell’abitazione in cui vivo. In questo spazio relativamente piccolo si accumulano tutti i materiali e gli strumenti che mi servono per disegnare e dipingere, ma, in un certo senso, anche le suggestioni che ispirano il mio lavoro. Qui ci sono le scrivanie e i tavoli da disegno, con pennelli e colori, ma anche, alle pareti o negli armadi, dipinti e disegni: penso che ogni opera finita sia sempre, in qualche modo, un’ispirazione per la successiva. Una grande fonte di idee sono i libri e la musica e, naturalmente, il computer. I programmi di grafica e di modellazione virtuale sono diventati negli anni un sostegno prezioso, ma la miniera più ricca è ovviamente internet: un serbatoio di immagini e idee da cui attingere e in cui spesso ci si perde, oltre alle fotografie dei miei viaggi, tutte conservate sul computer. È un piccolo microcosmo chiuso in se stesso, piuttosto impermeabile al mondo esterno: nonostante una grande finestra con una bella vista su Torino, lavoro quasi sempre con le tende chiuse. È un po’ come se le suggestioni del mondo reale potessero entrare qui soltanto dopo essere state filtrate e digerite, soltanto dopo essersi già trasformate in esperienza. Proprio come un ratto che mangia tranquillo le proprie scorte nella tana, in attesa della fine dell’inverno.

Opera

Informazioni su quest’opera

Dalla serie «Finestre», olio e matita su pannello di legno, 35 x 25 cm. Originale venduto.

La facciata di un edificio è una sorta di pelle. Un abito, un ricamo in cui l’alternanza di elementi — pieni e vuoti, finestre, materiali, strutture e decorazioni — dà ogni volta un ritmo diverso. Nei miei viaggi mi chiedo sempre se sia possibile scoprire questo ritmo e le sue variazioni, e se appartenga a quel luogo oppure se la modernità ci abbia resi tutti irrimediabilmente uguali. Ma dietro questo interesse c’è probabilmente anche una sorta di voyeurismo. Chi vive in quelle stanze? Quali occhi si affacciano da lì? Quali storie e tragedie si nascondono in quelle case?
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